È morta Carrie Fisher, indimenticabile principessa Leila di ‘Guerre stellari’

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PER TUTTI, nonostante i tanti ruoli che ha interpretato, era rimasta la principessa Leila di Guerre stellari. Carrie Fisher, laureata diva grazie alla saga di Star wars, è morta in ospedale, a Los Angeles, dove era stata ricoverata. Aveva 60 anni. Il 23 dicembre era in volo da Londra a Los Angeles quando, un quarto d’ora prima di atterrare, era stata colpita da un infarto. Le condizioni erano apparse subito gravissime. Rianimata sull’aereo, era stata portata in ospedale, in terapia intensiva all’Ucla Medical. Al suo fianco la madre Debbie Reynolds, la figlia Billie Lourd con il cagnolino Gary. Il portavoce della famiglia, Simon Halls, ha reso note le parole della figlia: «È con una tristezza profonda che Billie Lourd conferma che la sua amata madre Carrie Fisher è deceduta alle 8,55 di questa mattina», si legge nella dichiarazione. «È stata amata dal mondo e lei ci mancherà profondamente. La nostra famiglia vi ringrazia per i vostri pensieri e le vostre preghiere».

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Il destino nel cinema era segnato: Carrie nasce a Beverly Hills, il padre è il cantante Eddie Fisher, la madre Debbie Reynolds. Comincia a farsi notare a 12 anni a Las Vegas, frequenta la Beverly Hills High School ma abbandona gli studi per diventare attrice. La sua prima apparizione avvenne nel ruolo di una debuttante a Broadway in Irene nel 1973, faceva la parte della madre. Studia recitazione a Londra; il suo primo ruolo al cinema è nella commedia Shampoo del 1975 al fianco di Warren Beatty e Julie Christie.

La saga di Guerre stellari segna la svolta nella sua carriera, e nella sua vita; nel 1977 viene scelta da George Lucas per il film con Harrison Ford, un successo che la rese famosa in tutto il mondo. L’attrice ha spesso scherzato sul fatto che a diventare famosa non era stata lei, ma Leila, che il caso aveva fatto somigliare a Carrie. Nella sua carriera ha interpretato decine di film da L’impero colpisce ancora a The Blues Brothers a Il ritorno dello Jedi a Harry ti presento Sally, Scream 3, Maps to the stars fino all’ultimo Star wars: Il risveglio della forza.

Cartoline dall’inferno, tratto dal libro autobiografico che aveva scritto, ricalcava il suo rapporto con la madre; Meryl Streep nel ruolo di Carrie Fisher, Shirley McLaine in quello di Debbie Reynolds. Spiegava su Rolling Stone: «Essere figlia di una star? Ho cercato di proteggermi osservando quel mondo come se non ne facessi parte, ma questo non è bastato a tenermi al sicuro. Ricordo che qualcuno mi disse “Mio Dio, dev’essere una figata avere una stella del cinema per madre”. Risposi: “Sì!” ma non sapevo cosa significasse. Avevo, tipo, tre anni e sono corsa in casa per scoprirlo».

Per la figlia della diva non è facile emanciparsi e alla fine degli anni Settanta diventa vittima della droga, una dipendenza che la rovina: fu quasi licenziata durante le riprese di The Blues Brothers. A 24 anni le era stato diagnosticato un disturbo bipolare dell’umore, ma non seppe accettare la diagnosi fino a quando, a 28 anni, finì in overdose. Intanto aveva sposato il cantautore Paul Simon, ma il loro matrimonio durò solo un anno; tra alti e bassi ripresero a frequentarsi ma nel 1991 si lasciarono definitivamente. In un’intervista rilasciata a People aveva confessato di aver vissuto una storia d’amore con Harrison Ford: era il 1976, lei aveva 19 anni, mentre Ford – all’epoca 33enne – era già un padre di famiglia con due figli. «Eravamo Leila e Han durante la settimana, mentre nel weekend c’erano solo Carrie e Harrison. Siamo stati insieme solo tre mesi, ma è stato così intenso». Da Mia Farrow a Mark Hamill (che su Twitter scrive: “No words, #devastated”) gli amici piangono la morte dell’attrice. Harrison Ford la ricorda con grande affetto:

“Carrie era unica, brillante, originale. Divertente e sensibile. Ha vissuto la sua vita con coraggio… I miei pensieri ora vanno alla figlia Billie, alla madre Debbie, al fratello Todd e ai suoi tanti amici. Mancherà a tutti”.

Ironica e appassionata, Fisher l’anno scorso spiegava di essere fiera di tornare a lavorare nella saga che l’aveva resa famosa: «Non fosse stato per la lungimiranza di George Lucas non ci sarebbero mai state Sigourney Weaver in Alien e tante altre eroine. Leila ha lanciato, a mio avviso, una nuova generazione di giovani donne sicure di sé, senza paura, con cui ci si può identificare”. Non la infastidiva l’idea che sarebbe stata ricordata solo per il ruolo della principessa di Star wars. “Non sarei tornata a interpretare Leila alla mia età se mi avesse dato fastidio. È bello essere lei. Forte e indipendente, tutto quello che avrei voluto essere quando la interpretai per la prima volta nel 1977”. La principessa senza macchia e senza paura, guardando indietro, riconosceva la propria fragilità.

La Repubblica