Quelli come me

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Per quelli come me, innamorati delle parole, è difficile accontentarsi delle ultime lette o sentite; su ogni tipo di argomento.

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Perché quelli come me, nel tempo, diventano ‘malati’ di parole e significati. Forse perché pretendono dall’Uomo, la perfetta aderenza tra parola detta o scritta e azione conseguente.

Quelli come me, dalla mattina alla sera sono ‘perseguitati’, da fonemi, grafemi, morfemi, stilemi, omofonie, omografie, significanti, significati, criteri semantici, criteri sintattici, grammaticali, proprietà, psicologia dell’acronimia, lessico e molto altro.

Quelli come me, irrazionalmente (forse) nel medesimo istante amano e temono la parola.

Infatti, c’è sempre il rischio di sbagliarla nel momento in cui essa, da pensiero diventa suono, o scritto; comunicato a qualcuno.

Quelli come me, sono ‘ingenui’ mossi dall’impulso vitale di trovare o ri-trovare nelle parole quelle consolazioni che la vita nega. Quell’idea di eternità che solo in esse e nell’arte, in generale (per ora) diventa concreta.

Quelli come me, cercano in modo ‘ossessivo’ di tornare mentalmente indietro nel tempo, ma in modo rispettoso, filologico, alla ricerca di chissà quali misteri celati in ogni grafema impresso su supporti diversi, attraverso i secoli: dalla roccia al più artefatto e moderno, dal grugnito, alla perfetta dizione.

Quelli come me potrebbero essere definiti ‘archeologi’ della parola. Innamorati cotti di quest’arcano umano o probabilmente divino, nato come suono e trasformatosi in segno (non è detto che non sia però il contrario) per permetterci di entrare in contatto e comprenderci; nel bene e nel male.

Quelli come me sanno inoltre che il detto ‘sapere è potere’ (di baconiana memoria) può avere un senso, solo se ‘la sapienza’ è messa a disposizione di tutti gli umani e ‘il potere’ è solo quello che serve ad aiutare gli individui a diventare finalmente ‘civili’; felici di convivere. Perché quelli come me ‘fuori dalla realtà’ desiderano che il potere delle parole, non debba essere mai usato in modo manipolatorio.

Quelli come me, infine, sanno, che la parola può essere ‘attaccata’ dall’emotività e può ferire in modo letale. Perciò ‘quelli come me, sanno anche tacere.

E se la parola, purtroppo, a volte ‘sfugge’, quelli come me, sanno chiedere scusa.

Sì! Quelli come me!

Quelli come me, per concludere, sono impenitenti sognatori che individuano nella parola la possibilità di realizzare il più impossibile dei paradossi: fare carezze sull’anima altrui e propria.

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