Sanremo 2017, la prima serata È il festival di Maria De Filippi Maurizio Crozza contro Salvini

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È il festival di Maria De Filippi, senza alcun dubbio. Partita quasi emozionata ( e pure in forse, per un febbrone che sembrava non passare) in questo debutto sanremese, la regina della concorrenza si è presa la Rai, trasformando l’Ariston in molti frangenti nello studio di «C’è Posta per Te» e costringendo Conti al ruolo di comprimario. E solo insidiata da Maurizio Crozza che con un intervento al vetriolo ( e contro tutti, da Salvini e Renzi) che ha per un attimo tolto il proscenio alla protagonista di serata. Ma è stato anche il Sanremo di Tiziano Ferro: non correva in gara la popstar, ma il suo omaggio a Tenco ( e il duetto con la Consoli) avrebbero stravinto in qualsiasi competizione. E i cantanti davvero in competizione? Molte stecche in realtà e la sensazione che il brano vincitrice debba essere ascoltato ancora, nella serata di domani. Ma vediamo com’è andata la prima, minuto per minuto.

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C’è o non c’è? Il grande interrogativo sul debutto di questo sessantasettesimo Festival di Sanremo riguardava la presenza di Maria De Filippi, per la prima volta direttamente sul palco dell’Ariston, dopo aver mandato schiere di cantanti dai suoi talent. Aveva la febbre Maria nazionale, ma con una pastiglia, ha assicurato Carlo Conti, oramai alla terza conduzione consecutiva, tutto s’è sistemato: lo affiancherà regolarmente. Con lei, i primi undici big in gara e poi ospiti d’eccezione, Tiziano Ferro su tutti a cui spetterà il sentito e arduo compito di ricordare Luigi Tenco, uno che amava questi dintorni cercando di portarvi qualità. E ne fu tradito, esattamente cinquant’anni fa. Ai cantanti in gara, l’onere ( e l’onore) di essere all’altezza.

E si riprende, sempre da Maria. Non è passata nemmeno mezzora e Rai Uno sembra trasformata nello studiolo di Canale Cinque: lei si siede sulle scale e consegna alla tappezzeria Carlo Conti che non può far altro che contrappuntare le lunghe locuzioni (un poco retoriche) di lei. Sia quando introduce Bova che in seguito quando Maria si lancia in un sentito elogio delle forze dell’ordine, con particolare riferimento ai fatti di Rigopiano (in trasmissione vi sono numerosi reduci dalla terribile valanga) . In mezzo Elodie con «Tutta colpa mia» : la seconda classificata ad Amici dell’anno scorso sembra la sorellina minore di Emma Marrone – che le ha scritto infatti il testo – . O, per parlare di un’altra eroina del talent berlusconiano, Alessandra Amoroso. Come per le sue «parenti acquisite» l’ugola c’è, ma la personalità per distinguersi dalle altre due forse va ancora irrobustita.

La gara continua con Lodovica Comello: se la reginetta di Violetta non si spaventa in quanto a mise (coraggioso il vestito che le copre appena il seno), mentre si fa intimorire tecnicamente dall’augusto palco e infila alcune stecche durante la sua «Il cielo non mi basta». Arriva dunque il momento molto atteso di serata: l’incursione di Maurizio Crozza. Questa volta al comico non s’azzera la saliva come tre anni fa, quando venne beccato dal pubblico e si trovò assai in difficoltà. No, il comico genovese rompe la pax alla melassa fin qui dominante con una serie di battute corrosive in cui non risparmia nessuno. Da Salvini («ha ragione, io ai terremotati darei anche lo stipendio di Salvini, con i soldi del suo stipendio l’Abruzzo lo ricostruirebbero in marmo di Carrara»). A Renzi, interpretato col consueto parrucchino: «non personalizzare mai, non dire che se va male ti ritiri a vita privata» dice riferendosi a Conti «Io in mezzo ai pandori, che tristezza: in una settimana da Obama ai Bauli»). E Crozza non risparmia nemmeno la coppia di presentatori, mentre ironizza sulla performance senza compenso della De Filippi e sulle loro carriere mancate («un bancario toscano e una giudice, vi sareste incontrati lo stesso»). Riuscitissimo insomma il blitz, a dimostrazione che se Crozza non gli chiedi di improvvisare, rimane il migliore. Quindi la veterana Fiorella Mannoia, da molti apprezzata anche in preascolto: la canzone sembra cucita perfettamente alla rossa romana, in quanto al testo molto personale. Peccato però che l’esecuzione, su cui solitamente Fiorella non tradisce, questa volta mostri invece alcune sbavature (e sta capitando molto spesso fin qui, in questo Festival 2017)

Pure Bernabei, il ragazzo che è uscito dal gruppo, i Dear Jack, non pare impeccabile nell’esecuzione di «Nel mezzo un applauso». Per ascoltare, anzi riascoltare, un’esibizione cristallina bisogna attendere Tiziano Ferro: il laziale ritorna sul palco e conquista in un secondo il pubblico dell’Ariston. Prima da solo e poi, ancor più irresistibile nel «Conforto» in duetto con una superba Carmen Consoli: l’impressione è che se si fosse presentato in gara avrebbe vinto per distacco. Figuriamoci insieme alla collega siciliana. Poi Al Bano: ed è un po’ sconsolante constatare che in quanto a performance, rispetto agli altri ( al netto di Tiziano, dei malanni recenti e del brano necessariamente manieristico come da tradizione), il vecchio mattatore pugliese risulta ancora il migliore di tutti. Quindi tocca a Samuel, il cantante dei Subsonica canta un brano perfettamente alla Subsonica ( «Vedrai»), per arrangiamenti e atmosfere, tanto che la differenza non si vede. Altro momento ilare con la coppia Cortellesi-Albanese venuti a presentare la loro ultima fatica cinematografica “Mamma o papà?», con intermezzo musicale in cui canzonano alcuni vecchi classici sanremesi. Siamo a metà Festival, ora scorre fluid.

Corriere della Sera