Costa si dimette. Alfano: pure tardi

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Angelino Alfano non l’ha presa benissimo: «Credevo lo facesse già un po’ di tempo fa. Sono un gesto inevitabile e tardivo». Le dimissioni di Enrico Costa non arrivano a sorpresa, dopo i dissidi degli ultimi mesi e le interviste nelle quali rivendicava la sua vicinanza a Forza Italia. Ma ieri Costa ha ufficialmente lasciato l’incarico di ministro per gli Affari regionali. Il premier Paolo Gentiloni ha «ringraziato» Costa per il contributo dato all’esecutivo e ha assunto l’interim.

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Matteo Renzi dichiara la sua «stima» per Costa — «è uno di quelli per cui le idee sono più importante della poltrona» — e viene subito attaccato dalla portavoce nazionale di Ap, Valentina Castaldini: «È bugiardo e ipocrita fino al midollo. Prima lo ha fatto attaccare dai suoi, ora gli dà la finta stima». Ma, se l’ex premier spiega che le dimissioni non mettono in pericolo il governo, è pur vero che sono indicative di una svolta politica in atto, con uno smottamento di diversi esponenti del partito di Alfano che, in vista delle elezioni, si avvicinano a Forza Italia.

Costa, nella lettera a Gentiloni, non nasconde il nuovo orizzonte politico: «È il momento di lavorare a un programma politico di ampio respiro che riunisca le forze liberali». Ricorda il dissenso su ius soli e processo penale, ma ringrazia Gentiloni che ha sempre «rispettato» le sue idee. E conclude dicendo di non voler «creare problemi al governo» e per questo allunga la lista, «cortissima», di ministri che si sono dimessi spontaneamente.

Alfano, come detto, non apprezza il gesto e soprattutto l’aria che tira: «Noi vogliamo costruire un’area autonoma, una forza indipendente da destra e da sinistra. Comprendiamo chi non ce la fa, ma noi andiamo avanti per la nostra strada senza metterci in fila da nessuna parte». Una certa fila, in effetti, pare essersi creata alla corte di Silvio Berlusconi e i suoi apprezzano. Renato Brunetta ammira «la coerenza e la linearità» in un mondo di «poltronari», e condivide l’idea di costruire «ponti» con Forza Italia, con un caloroso augurio finale: «Benvenuto nel centrodestra». Anche Michaela Biancofiore dà il suo saluto: «Il suo è un atto di rara dignità politica». Ma Costa e gli altri di Ap non sono destinati a rientrare subito in Forza Italia, perché Berlusconi ha momentaneamente sbarrato la strada, anche nella speranza di concludere la legislatura. Lavoreranno, invece, a un nuovo partito, che resterà nell’ambito del centrodestra.

Poche le reazioni nel Pd. Andrea Marcucci, che aveva sollecitato le dimissioni, approva: «È stato coerente. Non si può stare al governo e al tempo stesso essere solidali con l’opposizione». Che applaude il gesto. Matteo Salvini spiega: «Il governo perde voti, idee e pezzi. Elezioni subito». Stessa posizione di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia: «Il ministro Costa, in dissenso col governo, si dimette. Oltre a non avere la fiducia del popolo, Gentiloni e Renzi non hanno neanche quella dei ministri. Ma se non si sopportano tra loro perché li dovrebbero sopportare gli italiani? Governo a casa! Elezioni subito». Mentre i 5 Stelle ironizzano, con Riccardo Fraccaro: «Il ministro torna all’ovile. Un successo firmato Renzi». Esulta anche Danilo Toninelli: «Bene le dimissioni di Costa. Un pezzo di questo governo fantoccio che cade. Ora si dimetta anche Gentiloni e andiamo a elezioni subito».

 

Corriere della Sera

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