G20, Trump sbarca in Europa: «La Russia è una minaccia»

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Una domanda epocale: «La questione fondamentale del nostro tempo è se l’Occidente ha la volontà di sopravvivere. Abbiamo fiducia nei nostri valori al punto da essere pronti a difenderli a ogni costo?». Un messaggio secco alla Russia: «Noi la esortiamo a interrompere le azioni destabilizzanti in Ucraina e altrove, a non appoggiare regimi ostili, compresi Siria e Iran, e a unirsi, invece, alla comunità delle nazioni responsabili nella battaglia contro i comuni nemici e in difesa della nostra stessa civiltà». Sul podio schermato dal cristallo di piazza Krasinski a Varsavia, davanti a una folla simpatizzante, Donald Trump ha pronunciato un discorso dove si intrecciano le analisi geo-strategiche dei suoi generali (pericolo Russia) e la visione millenaristica del consigliere Steve Bannon: «Gravi minacce» mettono in gioco la sopravvivenza dell’Occidente.

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Trump: «I russi hanno interferito con le elezioni»

Ma poco prima si è visto un altro Trump, solo con se stesso, nella conferenza stampa con il presidente Andrzey Duda. Sono bastate poche battute con i reporter per deragliare dallo schema preparato dal consigliere per la sicurezza nazionale Herbert Raymond McMaster, in coordinamento con il segretario alla Difesa James Mattis e con il segretario di Stato Rex Tillerson. Chiede una giornalista: «Mosca ha interferito nella campagna elettorale americana?» Il presidente risponde così: «Hanno interferito i russi e forse anche altri Paesi. E’ vero abbiamo 17 agenzie di intelligence, ma chi sa veramente che cosa è successo? Ricordo ancora quello che accadde prima della guerra in Iraq. Tutti erano certi che ci fossero le armi di distruzione di massa e poi non si trovò nulla».

Nel pomeriggio americano commentatori e parlamentari, anche del partito repubblicano, passano da una tv all’altra, chiedendosi quale Trump si presenterà venerdì all’incontro con Vladimir Putin. Quello di piazza Krasinski? Il presidente che richiama gli alleati occidentali alla difesa comune, che conferma l’impegno sull’articolo 5 della Nato, il mutuo soccorso in caso di aggressione? Oppure il leader ammiccante visto il 10 maggio scorso, quando incontrò a Washington il ministro degli Esteri Sergei Lavrov?

E ora il faccia a faccia con Putin

La Casa Bianca ha scelto la Polonia come piattaforma ideale per correggere l’eccesso di pragmatismo mostrato nel primo viaggio europeo. Certo il presidente americano è tornato a insistere sulla «giusta ripartizione» delle spese militari tra Usa e alleati. Ha messo la Polonia sul piedistallo: è in regola con gli accordi Nato, un modello per tutti gli altri. C’è continuità «tra l’eroismo» dei padri e la determinazione dei figli: due generazioni che si sono battute e si battono per proteggere il mondo libero. «Perché non è solo una questione di numeri. La nostra lotta per l’Occidente non comincia sul campo di battaglia, ma nelle nostre menti, nelle nostre volontà e nelle nostre anime». Questo, hanno raccomandato i consiglieri della Casa Bianca, «è il cuore dello speech». Ma ora arriva la prova più difficile: il confronto con Putin. Il portavoce del presidente russo, Dmtri Peskov, prepara il terreno: «Noi non siamo destabilizzanti. Ma i due leader finalmente avranno occasione di capire il vero approccio di ciascuno nelle relazioni bilaterali».

 

Corriere della Sera

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