“Non ho più stimoli, basta calcio”. L’ultima sceneggiata di Cassano

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L’idea di restare «forever young», Antonio Cassano l’ha applicata alla lettera fin dai tempi promettenti di Bari. Peccato siano passati 17 anni da allora. La sua testa però non è mai maturata, costringendolo a buttare tutto o quasi nel cestino e a collezionare nel corso degli anni più figuracce, diventate tristemente famose come «cassanate», che trofei: un campionato con il Real Madrid nel 2007 (ma appena 7 presenze nella Liga), un altro col Milan nel 2011, arrivando però a metà stagione. A Cassano è sempre piaciuto fare l’incompiuto, ma stavolta con la maglia del Verona ha davvero esagerato.

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Risoluzione con penale 

Si è autoescluso ancora prima di iniziare il campionato, appena 14 giorni dopo il suo arrivo in pompa magna e a distanza di una settimana dalla sua prima crisi che lo portò in tutta fretta a indire una conferenza stampa: salvo rimangiarsi tutto dopo poche ore e assicurare con la faccia di bronzo: «Resto al cento per cento». Solo lui poteva pensare a una sceneggiatura simile: tutto e il suo contrario. Però il suo tormento era vero, ancora una volta il (poco) genio e (tanta) sregolatezza di Bari Vecchia è stato divorato da dentro, fregandosene di tutto (un contratto appena firmato) e di tutti. Stavolta è proprio finita: ieri è andata in onda la sceneggiata finale della sua esperienza in gialloblù e probabilmente della sua carriera. «Lascio il Verona: non ho stimoli per continuare con questo club», il testamento del fu Fantantonio affidato al profilo twitter della moglie Carolina Marcialis. Ha già lasciato il ritiro della squadra di Fabio Pecchia e affidato ai suoi legali la risoluzione del contratto, penale da pagare compresa.

«Non ce la fa di testa»

Un’uscita di scena a capo chino per chi a 35 anni e sulla via del crepuscolo voleva lasciare un ultimo ricordo positivo. Invece Cassano ha posto ancora una volta la sua firma peggiore, con una giravolta delle sue. L’ennesimo voltafaccia ha sorpreso il presidente del Verona Maurizio Setti, che aveva scommesso faccia e denaro su un calciatore fermo da un anno. «Siamo basiti per quanto ha fatto e detto – l’ira del patron – meritiamo rispetto, ho già perso troppo tempo con lui. Purtroppo questo ragazzo non ce la fa di testa, non riesce a rimanere sereno e lucido all’interno di un gruppo. Vive di alti e bassi, parla e poi sta muto, credo lasci definitivamente il calcio». Scenario, quest’ultimo, prima smentito dallo stesso Cassano che ha assicurato di voler continuare con un’altra avventura (ipotesi che ha fatto arrabbiare ancora di più il Verona). Salvo poi, ancora una volta, fare un’altra piroetta. «Basta, mi ritiro – ha detto attraverso i social -, ora la mia priorità è stare vicino alla famiglia. Chiedo scusa a tutti, a cominciare dal Verona».

Ma chi gli crede più?

La Stampa