Università, i professori proclamano lo sciopero degli esami a settembre

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L’ultimo sciopero degli esami universitari risale all’anno accademico 1973-74. Ma ora i 5.444. docenti e ricercatori di 79 Università italiane che hanno aderito alla proposta di «astensione dagli esami di profitto» della sessione autunnale, cioè da fine agosto a fine ottobre prossimi, hanno deciso di sfidare apertamente il ministero dell’Istruzione per il loro stipendio.

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«E’ come se non avessimo vissuto»

Non sono un sindacato, ma professori che insegnano a Milano, Messina, Catanzaro, Roma, Bologna, Padova, guidati dal promotore, il professore Carlo Ferraro del Politecnico di Torino. Che spiega così i motivi dello sciopero: «Il governo Berlusconi bloccò gli scatti per tutto il pubblico impiego dal 2011 al 2014., ma mentre per tutti gli altri pubblici dipendenti, dai magistrati alle forze dell’ordine, il primo gennaio 2015 sono ricominciati non solo gli aumenti ma anche gli effetti giuridici degli scatti persi, per noi questo non è successo: e in più abbiamo avuto una proroga di un anno del blocco». In altre parole: mentre gli altri pubblici dipendenti, una volta sbloccati gli stipendi, hanno avuto aumenti che tenevano conto anche degli scatti mancati (senza arretrati, ovviamente) per i professori universitari invece, questo periodo di cinque anni non è contato nulla. «E’ come se non li avessimo vissuti – spiega Giuseppe De Nicolao, che è uno degli aderenti allo sciopero – significa che fino alla liquidazione avremo meno scatti di tutti: per un professore ordinario si parla di una perdita complessiva in tutta la carriera di centomila euro almeno».

Senza risposte

Per far valere le loro ragioni, «di stipendio e di dignità» i professori hanno scritto prima a Renzi, poi al presidente della Repubblica, infine, dopo il cambio di governo, hanno avuto anche due incontri al Miur. Ma senza risposta. Hanno fatto lo sciopero bianco lo scorso anno, provato il boicottaggio della Vqr, le procedure di valutazione. Ma niente. «Ci hanno fatto capire che c’è un problema di finanziamento, che il ministero dell’Economia non dispone di altri fondi. E neppure la nostra proposta di rateizzare gli aumenti ha potuto essere accolta».

La non belligeranza con gli studenti

E gli studenti? Certo loro non hanno apprezzato l’idea di perdere un appello, poi proprio quello d’autunno che è molto utile per chi ha una borsa di studio e magari è rimasto indietro con qualche esame. Ferraro e i suoi cinquemila professori non vogliono scontrarsi con gli studenti, anzi cercano la loro «non belligeranza»: «Se c’è più di un appello in autunno – promette Ferraro – tutti potranno tentare il secondo, se invece la sessione prevede un solo appello cercheremo di ottenere un appello straordinario dal rettore».

 

Corriere della Sera