Albert Einstein: genio inascoltato

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Qualche mese fa, nel commentare gli accadimenti dell’Isola di Pasqua, feci riferimento a un recente studio che spiega scientificamente l’involuzione dell’intelligenza dell’uomo negli ultimi duemila anni; ne consiglio vivamente la lettura.

A questo proposito, la vignetta del bravissimo Marco Martellini nel precedente post, illustra il concetto con sagace ironia.

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Le vicende politiche degli ultimi anni confermano (purtroppo) quanto sopra.

Una settantina di anni or sono, Albert Einstein ha impiegato una parte infinitesimale della propria intelligenza per esprimere con un semplice aforisma un principio dogmatico, ineluttabile:

“I problemi non possono essere risolti allo stesso livello di conoscenza di chi li ha creati”

Se non bastasse, l’esimio scienziato ha aggiunto:

“La follia sta nel fare sempre la stesa cosa aspettandosi risultati diversi”

Era il periodo in cui infuriava la seconda guerra mondiale, e il popolo, istintivamente consapevole di questo principio, ha estirpato il nazismo e il fascismo, annoverabili tra le maggiori vergogne della storia del genere umano.

Oggi, al contrario, siamo talmente sciocchi da non capire un concetto così semplice, ma essenziale; e accettiamo passivamente, obnubilati davanti alla tv e ai media di regime, il ritorno, anzi la permanenza alla guida del Paese, delle stesse persone che ne hanno provocato lo sfacelo.

Le generazioni future, successive all’inevitabile “reset”, rideranno di noi.

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